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martedì 23 aprile 2019

Luppolo: Impianto di irrigazione e Trattamenti

Parte della rubrica Coltivare il Luppolo
Il nuovo anno è iniziato



Eccomi nuovamente qui a raccontarvi come prosegue la mia avventura, con la coltivazione del luppolo (per saperne di più sulla coltivazione clicca qui). Dopo due anni ho acquisito una maggiore consapevolezza sulla coltivazione, soprattutto applicata alla mia terra, per ambiente e clima. Proprio per questo ho deciso di dedicare i miei sforzi verso una sola qualità di luppolo, quella che mi porta ad avere più certezze e garanzie di riuscita.


Mi riferisco alla varietà aromatica più utilizzata dalle birrerie artigianali statunitensi, il luppolo Cascade, dall’aroma floreale, speziato, con note che spesso ricordano il pompelmo. È un incrocio fra il Fuggle ed una varietà russa chiamata Serebrianka.

Caratterizzato dall'aroma pungente, con un buon equilibrio con l'amaro. L'aroma e' piacevole, floreale e speziato, presenta note agrumate intense. Grazie proprio al suo aroma e sapore, questa pianta, ha cambiato il significato del termine luppolato. Conservazione Molto Scarsa.


Ma andiamo per ordine, dunque con questo post cercherò di illustrare le modifiche apportate al mio  personale luppoleto. Le tre piantine acquistate e lasciate nei vasi lo scorso anno, Saphir, Brewer's Gold e Hersbrucker, non hanno dato i risultati previsti. Mentre le piante a dimora (Cascade) presentano un ottimo apparato radicale.


La nuova stagione è ripartita dalla sistemazione del prode rialzato. In poche parole, sarebbe una struttura di legno che permette di avere un livello più alto rispetto al terreno. Tutto questo garantisce una coltivazione più ordinata ma allo stesso tempo utile per coltivare i luppoli su terreni poco adatti. Questo non è tutto, perchè questa struttura permette una più facile operazione di potatura delle radici (ceppaia) e di raccolta di rizomi.

Dopo la realizzazione delle buche profonde, mi sono assicurato un discreto drenaggio con l'aggiunta di sabbia sul fondo. Nello strato successivo ho messo del letame maturo, successivamente ricoperto con del terriccio (mischiato con 2 manciate di letame palettato bovino/equino, e di cornunghia), per evitare che le radici vadano a contatto direttamente con il letame. Mentre, quando saranno abbastanza forti, le radici potranno tranquillamente raggiungere lo strato di letame.

E' tempo e modo di innaffiare in maniera regolare
IRRIGATORE
sistema a goccia autocostruito

Dopo i diversi problemi dello scorso anno nel trovare il giusto metodo con la bagnatura a mano, ho deciso di provare la strada dell'irrigatore con sistema a goccia. La motivazione principale che mi ha portato all'irrigazione automatica è il clima caldo della Calabria. Mi spiego meglio, durante i mesi più caldi con la bagnatura a mano (mattino e sera) mi sono ritrovato troppo spesso con il rompicapo della giusta quantità di acqua da utilizzare. Con troppa acqua si rischiano possibili ristagni mentre con poca acqua di danneggiare irrimediabilmente  il raccolto e la stessa pianta. Avvalendomi di un sistema di irrigazione a goccia (autocostruito) spero di apportare la giusta umidità giornaliera all'intero luppoleto. L'impianto di irrigazione adopera un programmatore elettrico con serbatoi d'acqua, da 15 litri di capacità.

Claber 8422
Ho preferito un serbatoio d'acqua non troppo grande per evitare un eccessivo riscaldamento dell'acqua, nonostante sono consapevole delle innumerevoli volte in cui sarò costretto a riempire il serbatoio. Il fine giustifica i mezzi.


NUOVI TRATTAMENTI
Nonostante non abbia voluto esagerare con i vari trattamenti, ho ritenuto opportuno realizzare uno schema che possa semplificare il percorso dell'intera stagione di coltivazione (foto sotto).


Ho nutrito le collinette del luppoleto alle prime ore del mattina. Si tratta di una concimazione organica, con bovino ed equino. Per favorire l'assorbimento del concime ho ritenuto opportuno diluirlo in acqua.

 Diluizione del concime in circa 500 ml di acqua, per collinetta.



Altri Trattamenti
Senza sottovalutare il fatto che il luppolo finisce nel mio bicchiere, ho limitato i possibili trattamenti. Tuttavia, durante la fase di coltivazione, possiamo giocare un ruolo importante nella prevenzione di possibili attacchi, con piccoli aiuti. Dunque ho inizialmente utilizzato concime (con azoto e calcio), a fine marzo, per poi passare all'olio minerale nei primi giorni di aprile.


Mentre in questo preciso periodo continuo costantemente con i trattamenti anticrittogamico a base di rame, un fungicida rameico.

Questo post è solo a scopo informativo, sulle mie esperienze, non mi assumo la responsabilità su ciò che farete e sui danni che potrete causare.

martedì 22 maggio 2018

Luppolo: Nuovi Trattamenti

Parte della rubrica Coltivare il Luppolo
Sempre più in alto



Eccomi nuovamente qui a raccontarvi come prosegue la mia avventura, con la coltivazione del luppolo. Dopo l'inizio della stagione (per saperne di più clicca qui) ho realizzato una concimazione organica e la pulizia degli steli.


Con questo post cercherò di aggiornare i progressi fatti con il mio luppoleto, trattamenti che reputo indispensabili per ottenere un discreto raccolto (per maggiori informazioni sulla coltivazione del luppolo clicca qui.)

 Formazione dei Coni
NUOVI TRATTAMENTI
Nonostante non abbia voluto esagerare con i vari trattamenti, ho ritenuto opportuno realizzare uno schema che possa semplificare il percorso dell'intera stagione di coltivazione (foto sotto).


Con l'arrivo della fine del mese di maggio e la comparsa dei primi ricci, ho nutrito le collinette del luppoleto alle prime ore del mattina. Si tratta di una concimazione organica, con bovino ed equino. Per favorire l'assorbimento del concime ho ritenuto opportuno diluirlo in acqua.

 Diluizione del concime in circa 500 ml di acqua, per collinetta.




Inoltre, per evitare marcescenza a contatto con il terreno ho ripulito lo stelo (nella parte bassa). Con questo metodo spero anche di prevenire possibili attacchi da parassiti, dal suolo.

 Stelo già ripulito
Mentre per favorire la produzione dei coni possiamo giocare un ruolo importante, in questo particolare periodo, con l'aumento dell'irrigazione. Questo è dato dal fatto che il luppolo, durante la formazione dei coni, necessita di un apporto maggiore di acqua. Questo aumento dell'irrigazione non deve risultare però un'esagerazione ma solo il giusto compromesso, altrimenti l'acqua potrebbe risultare più un danno che un reale aiuto. 

Per maggiori informazioni
 sulla coltivazione del luppolo clicca qui.


Questo post è solo a scopo informativo, sulle mie esperienze, non mi assumo la responsabilità su ciò che farete e sui danni che potrete causare.

venerdì 4 maggio 2018

Luppolo: Costruzione Supporti e Trattamenti

Parte della rubrica Coltivare il Luppolo
Il nuovo anno è iniziato



Eccomi nuovamente qui a raccontarvi come prosegue la mia avventura, con la coltivazione del luppolo. La stagione dello scorso anno (per saperne di più clicca qui) non è andata benissimo ma ho acquisito  una maggiore consapevolezza nella coltivazione.


Un periodo dove ho trascurato totalmente questo specifico argomento sul blog, ma che mi ha visto continuare il percorso letteralmente sul campo. Dunque, con questo post cercherò di illustrare poco  dettagliatamente la costruzione dei supporti e i vari trattamenti che ho deciso di fare (per maggiori informazioni sulla coltivazione del luppolo clicca qui.)


Il nuovo anno della coltivazione è iniziato con l'acquisto di altre tre piantine, Saphir, Brewer's Gold e Hersbrucker, che lascerò per l'intera stagione in un vaso abbastanza grande. Mentre le piante a dimora presentano una ottimo apparato radicale. Grazie al contributo del amico Emilio, conosciuto nell'ambiente come "il Ciarlatano", ho ottenuto un Progress e un differente Cascade.


E' tempo di guardare al cielo
SOSTEGNI
La Regola
Il luppolo cresce in modo notevole, meglio non farsi trovare impreparati. Avere dei sostegni adeguati e molto resistenti, per sopportare vento e peso, risulta fondamentale. Fermo restando questa specifica  indispensabile caratteristica, il resto della costruzione dei sostegni può essere realizzata nel modo più vario. Prima della comparsa dei gambi rampicanti (ad inizio primavere) bisogna programmare e realizzare  l'intera struttura. 

Utilizzare i Pali come sostegno, potrebbe essere il metodo più suggestivo e adeguato. Generalmente i pali utilizzabili devono essere da 4 a 6 metri di altezza, larghi alla base da 7 a 10 cm, mentre vanno interrati in una buca profonda di almeno 60 cm. Per scavare la buca sarebbe opportuno usare una trivella o più semplicemente una vanga, un piccone e una pinza cavabuche (in quest'ultimo caso preparatevi a sudare molto).
La mia struttura di sostegno
Quando mi è toccato preparare la struttura di sostegno per il mio luppoleto, ho trovato diverse difficoltà a reperire i giusti pali di sostegno, gli unici trovati sono di castagno. Nello scegliere i pali da portarmi a casa, ho selezionati quelli più lunghi anche di pochi centimetri, rispetto agli altri presenti. Eseguita l'accurata scelta dei pali, al mio ritorno a casa ho portato con me 3 pali da circa 3,20 m.


La pianta del luppolo cresce molto in alto, addirittura oltre gli otto metri, per cercare di colmare e minimizzare il problema ho deciso di incrementare i pali con altri supporti. Il tutto senza rinunciare alla sicurezza dell'intera struttura.


Generalmente per i pali bisognerebbe ottenere una buca profonda di almeno 60 cm, nel mio caso per guadagnare ulteriori centimetri in altezza ho preferito arrivare fino a 50 cm. Per sopperire a questa mancanza ho apportato alla base del palo una tavola di 20 cm, per dargli più presa nel terreno. E' inutile dirvi che scavare le varie buche, con una semplice vanga e un piccone, è stato un lavoraccio.



Successivamente ho realizzato i supporti (a forma di T) per incrementare l'altezza di pali, arrivando a circa 4,50 m. Una misura molto distante dagli otto metri, ma essendo il secondo anno delle piante potrebbe anche bastare.


TRATTAMENTI
Senza sottovalutare il fatto che il luppolo finisce nel mio bicchiere, ho limitato i possibili trattamenti. Tuttavia, durante la fase di coltivazione, possiamo giocare un ruolo importante nella prevenzione di possibili attacchi, con piccoli aiuti. Dunque ho inizialmente utilizzato concime (con azoto e calcio), a fine marzo, per poi passare all'olio minerale nei primi giorni di aprile.


Mentre in questo preciso periodo continuo costantemente con i trattamenti anticrittogamico a base di rame, un fungicida rameico. Con questo è proprio tutto, vi rimando al prossimo aggiornamento!


Per maggiori informazioni
 sulla coltivazione del luppolo clicca qui.


Questo post è solo a scopo informativo, sulle mie esperienze, non mi assumo la responsabilità su ciò che farete e sui danni che potrete causare.

mercoledì 21 marzo 2018

Coltivare il Ginepro

Parte della rubrica Farmhouse Ale
Juniperus
"Keeping kveik in bottle is a modern thing"
Lars Marius Garshol, in un suo messaggio.



La mia diretta vicinanza verso le birre della Scandinavia, mi ha dato modo di verificare le diverse tecniche di produzione. In questo viaggio di studio, tra le tradizioni  norvegesi (con kveik e malto affumicato) e quelle finlandesi (con kuurna), l'impiego di Ginepro Communis è una componente indispensabile, molto sottovalutata nel resto dell'europa. Raramente vengono utilizzate le bacche per la produzione di Blanche, Gran Cru, Tripple, Birre di Natale, Porter, Stout e Doppelbock, mentre sono largamente usate per lo  Gin.

Dopo le diverse produzioni del Sahti e l'attesa per le Norwegian Farmhouse Ale, ho preferito evitare di andare in cerca di rami di ginepro, decidendo di coltivare questa stessa pianta nella mia campagna. Sono andato anche oltre, coltivando il Ginepro Communis (se sei interessato all'acquisto clicca qui) e l'Oxycedrus (se sei interessato all'acquisto clicca qui) conosciuto anche come ginepro coccolone o ginepro rosso. La principale differenza, oltre alla colorazione delle bacche, risulta la banda grigia nella parte inferiore del ginepro comune, mentre sono due bande grigie  per l'oxycedrus (vedi foto qui sotto).
A sinistra il Ginepro Oxycedrus e a destra il Communis


.
ATTENZIONE 
i ginepro non sono tutti commestibili, 
esistono specie velenose come il Juniperus sabina..


DESCRIZIONE PIANTA
Cupressaceae (cipresso)
Il ginepro fa parte della famiglia delle Cupressaceae e si tratta di un arbusto perenne sempre verde, con una struttura a cespuglio, fusto ramificato e resinoso, dalle caratteristiche bacche di colore blu viola. L'altezza può raggiungere generalmente i 2 metri. Si tratta di un dioiche, dunque con organi riproduttivi maschili (stami) e femminili (pistillo) portati su due piante distinte, indispensabili per la crescita delle bacche. Le stesse bacche possono restare sui rami anche più di due anni, risultando presenti contemporaneamente con quelle verdi. Cresce spontaneamente in Italia, solitamente su terreni aridi e in ogni situazione climatica, anche alle basse temperature. Una pianta molto resistenze con poche esigenze idriche.

PROPAGAZIONE 
Semina e Trapianto
La moltiplicazione del ginepro avviene per seme oppure per talea. La semina è la soluzione più lunga, visto che la germinazione può avvenire fino a due anni. Diversamente, il trapianto risulta il metodo più rapido e andrebbe fatto in primavera, con il clima mite, senza il rischio di possibile gelate. Le talee devono essere della lunghezza di circa 12 cm e messe in un vasetto di vetro con l’acqua. Il successivo trapianto  deve avvenire dopo la formazione delle radici.

DAL VASO ALLA TERRA



Esamina del terreno
E' indispensabile ispezionare il terreno dove sarà posto successivamente la pianta di ginepro, trovando la posizione migliore per una tranquilla crescita. La collocazione migliore è all'esposizione in pieno sole, in un terreno grasso sabbioso, con un ottimo drenaggio. Il ginepro predilige terreni  secchi e poveri, dunque asciutti e ben drenati.


Preparazione del terreno
Come prima cosa è importante preparare il terreno, all'incirca  20 giorni prima della messa a dimora, con un adeguato drenaggio. Occorre inizialmente mischiare il comune terriccio con della sabbia. La concimazione non è obbligatoria, tenendo presente che il ginepro preferisce terreni poveri. Scavare un'ampia buca, due volte più larga rispetto al contenitore e pari profondità, in modo da ottenere una corretta presa dalle  radici. Dopo questa realizzazione  bisogna assicurarsi un ottimo drenaggio,  tramite l'aggiunta di sabbia sul fondo.


Messa a Dimora
Per agevolare l'estrazione della pianta dal vaso, bisognerebbe bagnare accuratamente il terreno, in modo da ridurre la quantità d'aria all'interno del vaso. Dopo l'estrazione della pianta dal vaso è possibile sciogliere la massa di radici, usando le mani, cercando di districare almeno quelle più lunghe, senza danneggiarle. In modo da permettere alle radici di diffondersi nel terreno circostante quando viene piantato l'arbusto. Successivamente è possibile mettere il tutto nella buca, in posizione centrale, dove la parte superiore deve essere allo stesso livello della superficie del terreno che circonda la buca. Naturalmente il livello della terra deve essere simile a quello del vaso. Riempire gli spazi rimasti della buca e innaffiare accuratamente.

 TRATTAMENTI
Annaffiare
E' indispensabile annaffiare frequentemente durante i periodi iniziali, altrimenti le radici non essendo ancora abbastanza sviluppate non riescono ad ottenere acqua e nutrimento. Successivamente al periodo iniziale, si può tranquillamente lasciare l'apporto dell'acqua alle naturali piogge. Mentre per la coltivazione in vasi bisognerebbe annaffiare due volte alla settimana.

Concimare
Risulta consigliabile nel periodo primaverile, con un semplice trattamento di compost casalingo (scarti vegetali).

Potare
La potatura serve  principalmente per eliminare rami secchi e rovinati in modo da favorire un nuovo sviluppo della pianta. Il giusto periodo sarebbe prima dell'arrivo della primavera, tra febbraio e l’inizio di marzo.

Malattie
Essendo una pianta rustica e abbastanza resistente. Nei casi di malattie il ginepro può essere attaccata dai parassiti, quelli più comuni risultano gli afidi e la cocciniglia. I rimedi naturali per eliminare le larve e gli insetti sono il decotto di aglio o il macerato di equiseto.

Ginepro nella  Birrificazione
Nella produzione di birre di fattoria, del Nord Europa, il ginepro emerge come ingrediente tradizionale. Viene spesso utilizzato per favorire la sterilizzazione, anche dell'intera attrezzatura. Le foglie vengono usate anche per la produzione tramite l'Einerlåg o Sprakalåg (due termini per dire infuso di ginepro, in norvegese). L'infuso è una preparazione liquida ottenuta tramite acqua calda e i rami di ginepro, che sostituisce la semplice acqua nell'ammostamento, conferendo  sapori unici alla birra. La prima cosa da fare è quella di accendere il fuoco sotto il bollitore, riempirlo con acqua e alcuni rami di ginepro. E' molto importante prendere anche un ramo e dividerlo, nel senso della lunghezza, in modo che si possano estrarre anche i succhi dalla parte centrale del legno. Questo processo conferisce poi alla birra il colore, il sapore e la sua conservazione. L'infusione di ginepro generalmente non dovrebbe essere bollita ma solo riscaldata tra gli 80 e i 90 °C, solo raramente si preferisce bollirlo. Mentre per ottenere il simile aroma di gin potrebbe essere opportuno utilizzare le sole bacche.

Questa rubrica è solo a scopo informativo, sulle mie esperienze, non mi assumo la responsabilità su ciò che farete e sui danni che potrete causare.

giovedì 15 marzo 2018

Come coltivare il luppolo

Parte della rubrica Coltivare il Luppolo

Coltivare il luppolo in Calabria non sarebbe certo una cosa tradizionale, difficilmente possiamo trovarlo nelle campagne. Una piccola piantagione sarebbe qualcosa di singolare che potrebbe catturare anche l'interesse delle persone, oltre al semplice uso personale. Un'aspetto che mi ha spinto proprio verso la coltivazione diretta.

"Dal momento che sono molto facili da coltivare, dovrebbero essere in ogni giardino; ogni proprietario terriero dovrebbe dedicarvi una piccola area, abbastanza grande da avere, in una buona annata, luppolo a sufficienza per la sua produzione casalinga di birra."
Johannes Gottfried Hahn

Questa pianta risulta molto facile da coltivare e la cura non deve neanche essere troppa. Con le giuste accortezze si possono ottenere ottimi risultati nei raccolti.

INFORMAZIONI
Humulus lupulus
Il luppolo è una pianta angiosperma (sono quelle piante più evolute, con fiore vero e con seme protetto), erbacea perenne, latifoglia e caducifoglia, appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Presenta un rizoma ramificato con fusti rampicanti, i quali possono raggiungere la lunghezza di 9 m. Le foglie sono provviste di 3/5 lobi seghettati, la parte superiore risulta ruvida mentre quella inferiore è resinosa. Si tratta di una specie dioica, piante separate di luppoli maschili e femminili, per la produzione di birra risulta importante solo quest'ultima. Le piante femminili producono la luppolina, tramite la formazione di coni squamosi (circa 2,5 cm).

LUPPOLINA
Di che cosa si tratta?
E' una polvere di colore giallo, che può andare sull'arancio o rossastro, conosciuta anche come farina di luppolo. I coni sono carichi di luppolina, dal sapore aromatico molto amaro, costituita principalmente di oli essenziali e resine amare che caratterizzano la birra. Questa polvere può essere prelevata tramite strofinamento o battitura.


PROCURARSI IL LUPPOLO
Piantina, Rizoma o Talea
Il primo passo verso la coltivazione è quello di scegliere come meglio iniziare l'intero progetto. Esistono tre diverse opportunità per ottenere il vostro personale luppolo, acquistando direttamente  piantine o ripiegando su rizomi o talee. Giusto o sbagliato che sia, io ho preferito iniziare direttamente dalle piantine mentre diversi amici hanno preferito i rizomi. La scelta della talea la reputo una prova e una sfida interessante ma sicuramente successiva ai primi approcci di coltivazione. Utilizzare direttamente una piantina sarà sicuramente più costoso ma questo approccio faciliterà la coltivazione, diminuendo qualche rischio di troppo. Il luppolo in rizoma può essere più rischioso da usare, per possibili malattie o contaminazioni da virus (dovute anche al contatto con parti meccaniche). Inoltre gli stessi rizomi, oltre ad essere uno scarto della lavorazione primaverile del luppoleto, potrebbero non essere garanzia nella varietà di luppolo che vogliamo. Esistono moltissime varietà di luppolo e bastano due piante troppo vicine per non avere la certezza della varietà dei rizomi. Cosa diversa per le piante prodotte da talea e da vitro, con madri controllate.

PIANTINE
Controllo e Conservazione
All'aspetto le gemme possono essere visibili o meno, il tutto non è un problema, perchè esistono varietà di luppolo che non presentano gemme superficiali. Durante il riposo invernale è preferibile tenere le piantine nei vasi e non piantarle nel terreno, è sconsigliato trapiantare questo tipo di pianta in un terreno ghiacciato o troppo bagnato. Dunque, sarebbe opportuno conservare i vasi all'esterno fino a -10/15°C, anche se al riparo dalla pioggia. E' comunque importante mantenere idratate le piantine, per non sbagliare questa fase, ci si può attenere alle indicazioni rilasciate dal venditore (nel mio caso, il vaso di una piantina doveva avere un peso tra i 400 e gli 800 gr, dove 500 gr risultava il giusto compromesso).

RIZOMA
Controllo, Conservazione e Piantatura
Il controllo e la conservazione, di un rizoma, è molto importante prima di utilizzarlo nella piantatura. All'aspetto può avere radichette e nuovi germogli bianchi. Naturalmente non deve essere dall'aspetto malato o morto, inoltre non deve presentare secchezza o avvizzimento. La consistenza deve risultare dura al tatto e non si deve comprimere in modo facile. Non deve presentare zone morbide. Durante la pre-piantatura il rizoma deve essere conservato in della segatura umida o avvolto in un giornale, mentre viene conservato in un luogo freddo e umido. Quando è tempo di utilizzare il rizoma, andrebbe piantato orizzontalmente, con i getti bianchi verso l'alto, alla profondità di 5 cm circa.

LUPPOLETO
Tradizionalmente collina di luppolo
Solitamente il luppolo viene coltivato su collinette distanti 90 cm, in un luogo assolato e con una buona circolazione di aria.

Fasi di crescita
a. Dormienza
b. Ricrescita primaverile
c. Crescita vegetativa
d. Crescita riproduttiva
e. Formazione di coni
f. Preparazione alla dormienza

SITO IDEALE
Esamina del terreno
Trovare la posizione migliore per una tranquilla crescita dei luppoli è indispensabile ma prima  evitate con attenzione possibili tubi dell'irrigazione (le radici potrebbero rovinare i tubi), detto questo possiamo passare alle caratteristiche ideali. Piantare il luppolo in un terreno che presenta acqua stagnante, non è proprio la scelta migliore. Queste piante, nella stagione vegetativa richiedono diversa acqua, anche se bisogna fare attenzione a non bagnare le piante e a non fare ristagnare le radici. L'esposizione deve essere a sud, per ottenere il pieno sole (minimo 6/8 ore di sole al giorno).
Il sito deve avere un adeguato ricircolo dell'aria, per prevenire malattie e parassiti, ma al riparo da possibili venti forti. Nel caso di terra troppo argillosa è utile unire sabbia e ghiaia, per alleggerire la massa e aumentare il drenaggio. Cosi facendo si possono evitare diverse malattie, difficilmente controllabili. In tutto questo anche il pH del terreno è determinante, proprio per questo, bisogna garantire il più possibile un valore di pH ideale (compreso tra 6 e 7,5).

Verificare il pH
Misurare il pH del terreno non è proprio come misurare quello del mash, nella produzione della birra. Generalmente il pH indica l’acidità o la basicità di una sostanza, e su questo ci siamo. Però nel nostro caso specifico può essere un punto critico, visto che alcune piante non riescono a ricevere i giusti nutrienti  dal terreno, con un pH troppo alto o troppo basso.


La misurazione del pH del terreno può essere effettuata con più o meno accuratezza. Personalmente, in base alla mia strumentazione, non ho optato per il metodo più economico (con la cartina tornasole) e neanche per quello più costoso. Dunque ho fatto di necessità virtù.


MATERIALE UTILIZZATO
a. Campione terreno
b. Acqua deionizzata
c. Bottiglie
d. Bacchetta
e. Carta filtro
f. pHmetro digital.
g. Bicchieri


In una bottiglia di plastica, precedentemente tagliata, ho mescolato un bicchiere del campione di terreno con due bicchieri e mezzo di acqua deionizzata. Per 5 minuti ho agitato in modo scrupoloso. Successivamente ho filtrato il tutto con una garza. Una volta ottenuto il liquido filtrato ho potuto verificare la corretta misura di ph, con il mio pHmetro. Nel mio caso, ho ottenuto un ph 7,5 e il valore rientra nella fascia ottimale per la coltivazione di luppolo. Ciò nonostante vorrei cercare comunque di abbassare il ph, con metodi del tutto naturali. Dunque, per diminuire questo valore acidificando il terreno, si possono usare i fondi di caffè, il succo di arancia o il limone. Anche se la soluzione migliora, in funzione della crescita del luppolo, ritengo possa essere l'utilizzo continuo di letame e materia organica. Solo a pH abbassato è possibile stabilizzare il terreno con l'aggiunta di lupino macinato.

Importante
L'acqua usata per irrigare le piante potrebbe essere fortemente calcarea e alzare il pH del terreno, rendendo vani gli sforzi per acidificarlo. La soluzione allo scopo sarebbe quella di usare acqua piovana.

PREPARARE IL TERRENO
Rimboccarsi le maniche
Generalmente il luppolo può crescere in qualsiasi condizione e suolo ma migliorare le condizioni del terreno aiuta notevolmente. La terra dovrebbe essere profonda, grassa, pesante e con un ottimo drenaggio. Dunque la preparazione del terreno, passa inizialmente dalla buca e la sua profondità (da 50 cm sarebbe ottima). Fatelo con mezzi meccanici perchè io ho dovuto fare tutto  in modo manuale, la sera ero sfinito. Nel disegno qui sotto, è riportata l'intera buca con i vari strati che ho personalmente realizzato. Dopo la realizzazione delle buche profonde, bisogna assicurarsi un discreto drenaggio con l'aggiunta di sabbia sul fondo. Nello strato successivo bisogna mettere letame maturo, che successivamente sarà ricoperto con uno strato di terriccio (mischiato con 2 manciate di letame palettato bovino/equino, e di cornunghia), per evitare che le radici vadano a contatto con il letame. Mentre, quando saranno abbastanza forti, le radici potranno tranquillamente raggiungere lo strato di letame.



PRODE RIALZATO
Potrebbe essere un'ottima scelta


Per costruire un prode rialzato non bisogna essere certamente dei veri esperti del settore. Anche i bassi costi giustificano questa mia scelta. Andiamo per ordine, che cosa è realmente questo prode rialzato? In poche parole, sarebbe una struttura di legno che permette di avere un livello più alto rispetto al terreno. Tutto questo garantisce una coltivazione più ordinata ma allo stesso tempo utile per coltivare i luppoli su terreni poco adatti. Questo non è tutto, perchè questa struttura dovrebbe permette una più facile operazione di potatura delle radici (ceppaia) e di raccolta di rizomi. Per la costruzione potreste riadattare una vecchia pedana di legno.

MESSA A DIMORA
E' tempo di mettere a dimora le piantine

La messa a dimora risulta essere un fattore molto importante, per il successo dell'intero luppoleto. Il periodo giusto per la messa a dimora potrebbe essere durante il riposo vegetativo, in questa fase le piantine (teoricamente) dovrebbero essere più resistenti a superare una criticità.

Mentre nelle indicazioni del rivenditore delle piantine, si ritiene la pianta di luppolo quasi sempre pronta per essere piantata nel terreno. Consigliando di evitare solo terreni ghiacciati, troppo bagnati, o il periodo estivo, se non si dispone di una costante irrigazione adeguata. In definitiva, per realizzare questa importante fase, possiamo determinare l'autunno e la primavera come i periodi migliori. La distanza da mantenere tra piante della stessa varietà è di un solo metro, mentre tra piante di diversa varietà si dovrebbe tenere almeno due metri, per evitare la confusione varietale attraverso i rizomi.

Procedimento
Dopo aver tolto dai vasi le piantine, bisogna liberare le radice dal vecchio terreno, per aiutarle a penetrare in quello nuovo. Riempire la buca con i dovuti strati. Successivamente vanno messe le piantine nel terreno e ricoprirle fino a livello, lasciandole leggermente più in alto, tipo collinetta. Dopo il trapianto nel terreno, bisogna eseguire una prima bagnatura, facendo attenzione a non bagnare i germogli. Pressare il terreno è indispensabile per non lasciare sacche di ossigeno che potrebbe portare a danneggiare la pianta. Per evitare il disturbo di qualche animale, si potrebbe utilizzare una rete di plastica in protezione delle piantine. Per finire sarebbe opportuno creare un promemoria di posizione, per le varie specie di luppolo. 

IRRIGAZIONE
Quello dell'acqua è un altro dei fattori chiave della coltivazione e per la stessa sopravvivenza della pianta. Come è stato già scritto, in precedenza, il ristagno per il luppolo  è un danno, ma l'acqua è indispensabile. Il luppolo resiste anche a periodi  di siccità, temporanea, ma durante l'estate deve essere irrigata correttamente, per scongiurare la sofferenza della vegetazione e una fioritura scarsa o addirittura inesistente. Una pacciamatura estiva sarebbe una buona soluzione. In conclusione, sarebbe opportuno conoscere il proprio terreno e regolarsi come con una qualsiasi pianta da orto.

PROTEZIONE
Una pacciamatura (lo spargimento di  legno, ridotto in scaglie, o della semplice paglia sul terreno, proteggere sia dall'eccessiva insolazione che dal troppo freddo) sarebbe una buona e utile soluzione per proteggere le radici, dai raggi solari o dal gelo. 

SOSTEGNI
E' tempo di guardare al cielo
Il luppolo cresce in modo notevole meglio non farsi trovare impreparati. Avere dei sostegni adeguati, molto resistenti per sopportare vento e peso, risulta fondamentale. Fermo restando questa specifica caratteristica indispensabile, il resto della costruzione dei sostegni può essere realizzata nel modo più vario. Prima della comparsa dei gambi rampicanti, ad inizio primavere, bisogna programmare e realizzare  l'intera struttura. 

Utilizzare i Pali come sostegno, potrebbe essere il metodo più suggestivo e adeguato. Generalmente i pali utilizzabili devono essere da 4 a 6 metri di altezza, larghi alla base da 7 a 10 cm, mentre vanno interrati in una buca profonda di almeno 60 cm. Per scavare la buca sarebbe opportuno usare una trivella o più semplicemente una vanga, un piccone e una pinza cavabuche (in questi casi preparatevi a sudare molto).

MALATTIE E PARASSITI
Prevenire è meglio che curare
Durante il periodo di crescita, della pianta, risulta molto importante l'osservazione e il controllo, per eventuali malattie e parassiti. Leggendo il libro di Stan Hieronymus e vario materiale online, sono venuto a conoscenza di diversi casi di rischi possibili. Dunque, se si vuole continuare la coltivazione di questa pianta al meglio bisogna conoscere i rischi e gli eventuali rimedi.

Peronospora
Questo tipo di malattia è causata dal fungo Pseudoperonospora humuli, che può portare le radici e i colletti, fino a marcire del tutto. Si manifesta con germogli di colore chiaro rispetto a quelli sani, con un aspetto mingherlino e fragile. In questo caso i germogli non riescono ad arrampicarsi. Il periodo di comparsa di questa malattia è in primavera. Molto spesso la pianta si infetta quando la fioritura avviene in condizioni umide, quindi bisognerebbe evitare molta acqua e non bagnare direttamente la pianta, ma solo il terreno. Possibili rimedi: bisogna eliminare i rami contaminati. Si potrebbe utilizzare uno spray fungicida a base di rame, ma solo per i casi più disperati.

Oidio
Questo tipo di malattia è causata dal fungo Podosphaera macularis, che può portare la morte dei tessuti dei coni, che si presentano di colore marrone/rosso. Si manifesta inizialmente con delle colonie bianche (tipo polvere) sulle foglie, germogli, gambi e coni. Possibili rimedi: bisogna eliminare le foglie malate. Si potrebbe utilizzare un fungicida a base di zolfo, ma solo se il problema persiste.

Verticillosi
Questo tipo di malattia è causato da due funghi, il Fusarium avenaceum e il F. sambucinum. Nel caso peggiore causa una rapida morte delle foglie, dei rami e della stessa pianta. Mentre nel caso più lieve si manifesta con delle venature, di colore giallo, delle foglie e una perdita di turgore di foglie e gambi.

Nanismo da viroide
Si tratta di un agente patogeno subvirale, che arresta la crescita della pianta.

Afidi 
(phodoron Humuli)
Si tratta di un piccolo insetto verde, dal corpo molle lungo dai 10 a 20 millimetri, se non viene controllato può distruggere un intero raccolto. Questi insetti possono anche trasmettere virus alla pianta. Possibili rimedi: usare un ottimo insetticida spray, che però non deve essere utilizzato almeno 50 giorni prima del raccolto (Altrimenti, essendo molto tossici e persistenti, questi insetticida spray potrebbero rimanere sui coni, con rischio grave per la salute umana.).

Tetranichidi
(Tetranychus urticae)
Si tratta di un piccolo insetto, lungo solo 0,5 millimetri. Una piccola infestazione provoca un colore bronzo alle foglie. Mentre una infestazione grave, provoca delle ragnatele bianche e la defogliazione. Questi insetti sono pericolosi nel periodo caldo e secco. Possibili rimedi: con delle piante ben innaffiate non dovrebbero essere un problema.

Nematodi 
Sono degli endoparassiti, che agiscono lasciando sulle radici delle cisti, che variano dal colore bianco al marrone.


TRATTAMENTI
La lotta a queste malattie, spesso si rende difficile, la mancanza di prodotti antiparassitari specifici per il luppolo, non aiuta. Anche perchè non bisogna sottovalutare il fatto che il luppolo finisce nel nostro bicchiere, con la birra, limitando per questo i possibili trattamenti. Proprio per questo, la reperibilità e l’uso  di prodotti fitosanitari (prodotto utilizzabile per proteggere il processi vitali), risulta la scelta meno facile da eseguire. Tuttavia, durante la fase di coltivazione, possiamo giocare un ruolo importante nella prevenzione di possibili attacchi, con piccoli aiuti.


Poltiglia Bordolese
(Trattamento fungicida rameico di contatto )
Si tratta di un fungicida rameico, ad azione preventiva, utilizzato come trattamento anticrittogamico (un fungicida rameico). Come composto a base, rame, calcio e diluiti in acqua, veniva utilizzato in passato anche dagli antichi Romani. Questo tipo di trattamento nella coltivazione del luppolo è indicato contro le più comuni malattie come la peronospora. Il trattamento può iniziare quando i gambi rampicanti sono lunghi circa 7 centimetri. Il trattamento ha cadenza quindicinale, da ripetersi in caso di pioggia, mentre generalmente per l'ultimo trattamento stagionale vado poco oltre il mese di maggio. Utilizzo: viene diluiti con acqua e successivamente spruzzato.

Olio Minerale
(Trattamento per insetti e funghi)
Molto importanti sono questi trattamenti a base di olio, (ammesso in agricoltura biologica). Si tratta di un olio minerale purificato, utilizzato per combattere molte forme di insetti e funghi. L'effetto di quest'olio non dura per molto tempo e non risulta essere altamente nocivo, proprio per questo è ammesso in agricoltura biologica. Utilizzo: generalmente viene diluito con acqua al 1-2% (Ogni litro di acqua si aggiungono circa 10-20 ml di olio bianco). Viene utilizzato a fine inverno e a post-raccolta, durante le prime ore della sera.
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Fertilizzanti a base di microelementi
(Trattamento per processi biochimici e fisiologici della pianta) 
Potrebbe essere utile, forse indispensabile, intervenire con delle concimazioni fogliari a base di microelementi nel periodo di maggiore sviluppo della pianta. La carenza di questi microelementi, può generalmente essere notata attraverso alterazioni della colorazione delle foglie e dallo sviluppo della pianta, compromettendo seriamente la produttività. Questi microelementi agiscono in quantità limitata ma svolgono un importante ruolo per i processi biochimici e fisiologici della pianta. Utilizzo: questi fertilizzanti non agiscono solo in funzione della cura, da carenze di microelementi, ma soprattutto in prevenzione. Possono essere utilizzati da soli, nei dosaggi indicati, o miscelate con concimi fogliari ed antiparassitari. Viene utilizzato nel periodo di maggiore sviluppo della pianta.
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Induttori di resistenza
(Trattamento di stimolazione autodifese)
In Italia non esiste nessun prodotto registrato per la difesa del luppolo, in alternativa, possiamo utilizzare questi induttori di resistenza (accoppiano minima di rame e zolfo, combinati con sostanze di origine vegetale). I trattamenti con induttori di resistenza, aiutano a stimolare le autodifese nei confronti di patogeni, risultando un'ottima strategia per il controllo delle malattie della pianta. Il loro assorbimento, permette alla pianta di rinforzare i tessuti e di essere più resistenti ai funghi, in modo particolare in giornate umide e piovose. Questi trattamenti non risultano essere dannosi, per la salute, e non lasciano residui tossici nel terreno. Utilizzo: vengono diluiti con acqua e successivamente spruzzati.
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Bacillus thuringiensis (kurstaki)
(Trattamento per insetti e acari)
In ambiente è un batterio, sporigeno, che vive normalmente nel terreno. Nella forma in commercio è un insetticida biologico, impiegato per il controllo biologico di diverse specie di insetti dannosi. La varietà Kurstaki è importante perchè risulta essere molto selettiva nei confronti degli insetti utili alla pianta. Utilizzo: viene diluito con acqua e spruzzato successivamente sulle foglie. Tenendo conto della sua fotolabilità, i trattamenti vanno eseguiti verso sera, in modo che la notte la decomposizione del prodotto sia minima (in caso di pioggia dopo il trattamento, l'applicazione va ripetuta). Totalmente sicuro per l’ambiente e per l'uomo, inoltre non essendo fitotossico, generalmente può essere impiegato fino a pochi giorni prima della raccolta. Utilizzo: in modalità e formato delle istruzioni commerciale.
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Metarhizium (anisopliae)
(Trattamento per insetti e acari)
Si tratta di un fungo presente naturalmente nel suolo che vive a spese di insetti, agendo come parassitoide. Viene utilizzato come mezzo di controllo biologico, dotato di attività insetticida contro numerosi insetti del suolo. Utilizzo: in modalità e formato delle istruzioni commerciali.
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Beauveria  bassiana
(Trattamento per insetti e acari)
Si tratta di un fungo endofita ed entomopatogeno che agisce come parassita di diverse famiglie di insetti. Molti insetti hanno sviluppato difese naturali contro la Beauveria bassiana ma molti altri sono ancora suscettibili. Durante il trattamento, questo tipo di fungo, non infetta l'uomo. Utilizzo: in modalità e formato delle istruzioni commerciali.
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Importante
Questi prodotti, usati in modalità e formato commerciale, possono avere un ruolo fondamentale in tutto il percorso di coltivazione. Tenendo sempre presente che  l'utilizzo deve avvenire con gli giusti criteri, con l'uso e dosaggi suggeriti dal formato commerciale. Un abuso di questi trattamenti potrebbe causare l'effetto opposto.


Dopo diverso tempo di studio e vari suggerimenti, ho creato questo piccolo schema del programma di trattamenti.

Questa rubrica è solo a scopo informativo, sulle mie esperienze, non mi assumo la responsabilità su ciò che farete e sui danni che potrete causare.